
Se Non Fosse "Solo" Stanchezza? Disequilibrio, Stress e Medicina Cinese con Vivian Sciacca
con Vivian Sciacca — Operatrice Tui Na e Doula, insegnante di medicina tradizionale cinese
DESCRIZIONE
Vivian Sciacca ci mostra come la medicina tradizionale cinese legga il corpo in modo opposto a quella occidentale: non pezzi da riparare, ma un dialogo continuo tra emozioni, cibo, sonno, relazioni e ambiente. Dalla teoria di yin, yang e cinque elementi ai disturbi della ciclicità, fino al burnout vissuto in prima persona, scopriamo perché la stanchezza è un segnale da ascoltare prima che il corpo ci fermi.
“Se impariamo a sentire, quello che ci fa male il corpo ce lo comunica davvero: lo sentiamo.”
CAPITOLI
Medicina cinese: il corpo come un tutt'uno
Yin, yang e i cinque elementi spiegati semplici
Curare la causa, non solo il sintomo
Umanità e ascolto: il primo passo per guarire
Imparare ad ascoltarsi senza aspettare il corpo
Ciclicità femminile e disturbi mestruali
Latticini, muco e stasi: cosa cambia a tavola
Riposo, equilibrio e il burnout raccontato
Trascrizione dell'episodio
Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.
Vivian Sciacca: ...poi ti porta al burnout, allo stress estremo, all'esaurimento nervoso. Di dire: ok, alt, è vero, io queste cose le devo fare, ma forse con un po' meno. Io non sono il lavoro che...
Serena Malaspina: Vi do il benvenuto in un nuovo episodio di Essere Serena Podcast. Il tema di oggi è: se la stanchezza che sentiamo non fosse solo fisica, ma il segnale che il corpo ci manda quando qualcosa dentro di noi è fuori equilibrio da troppo tempo? Oggi ho il piacere di parlarne con Vivian Sciacca, operatrice Tui Na e Dula, la più giovane insegnante di medicina tradizionale cinese in Italia e autrice del libro Medicina Tradizionale Cinese edito da PN. Benvenuta Vivian, grazie per essere qui.
Vivian Sciacca: Grazie a te Serena per l'invito, non è affatto scontato, sono proprio contenta di questa bella chiacchierata che inizieremo a fare.
Serena Malaspina: Grazie mille. Allora Vivian, io partirei un po' dalle basi, perché molte persone, quando si approcciano o sentono parlare della medicina tradizionale cinese, la pensano come una pratica alternativa. Vorrei chiederti in che modo la medicina tradizionale cinese può diventare uno strumento anche concreto per il nostro benessere, proprio a livello quotidiano.
Vivian Sciacca: Allora, intanto definirla una medicina alternativa non è poi così sbagliato, perché sicuramente non è la nostra medicina, quindi non è quella convenzionale, e ha una enorme differenza. La medicina a cui siamo abituati, per fortuna, nel corso del tempo ha iniziato a sviluppare il proprio pensiero cominciando a dividere e sezionare via via i pezzettini del corpo umano, fino ad arrivare a particelle sempre più piccole. Il che è straordinario, perché siamo riusciti a scoprire una marea di cose, però dall'altra parte ci siamo un po' persi quello che succede all'interno dell'essere umano, ma anche al di fuori, come se in realtà fosse un tutt'uno.
Vivian Sciacca: La medicina tradizionale cinese si distingue dalla convenzionale proprio per questa ragione, perché fondamentalmente è un sistema di osservazione dell'essere umano che nasce migliaia di anni fa e guarda al corpo non come un insieme di pezzettini da incollare, ma in continuo dialogo tra le sue parti, e non solo tra di loro, ma anche con l'ambiente esterno. Infatti non è un caso che, secondo la medicina tradizionale cinese - e oggi anche molti studi lo stanno confermando - la malattia insorga quando si rompe l'equilibrio tra noi e l'ambiente che ci circonda. Quindi fondamentalmente la medicina tradizionale cinese vede la vita e la salute come un continuo dialogo tra il clima, il cibo che ingeriamo, le emozioni che viviamo, il sonno, il lavoro, le relazioni. Quindi sì, ci sta definirla alternativa, anche un po' per il linguaggio che utilizza, perché non è proprio convenzionale rispetto al nostro, ecco.
Serena Malaspina: Vero. Nel tuo libro e nei tuoi contenuti parli comunque dello yin, dello yang, dei cinque elementi, che sono concetti che, rispetto alla cultura più occidentale nella quale cresciamo, non sono termini o considerazioni che ci vengono naturali, ecco, tante volte. Volevo chiederti: in che modo le persone che possono essere interessate a scoprire di più su questo approccio, su questa filosofia, su questa medicina, da dove cominciano per capirli senza sentirsi poi persi o troppo lontani, troppo distanti?
Vivian Sciacca: Ma sicuramente, e questo è un po' l'errore che ho fatto anch'io i primi tempi che ho iniziato a studiarla. L'errore principale, a mio avviso, è quello di cercare di capire questi concetti in modo teorico. Mi ricordo che all'inizio volevo arrivare prima della lezione avendo già qualche nozione, qualche base, per arrivare un po' più completa. Quindi provavo a studiare la teoria dei cinque elementi, del Qi, dello Yin e dello Yang, ma non ci capivo un tubo, perché era proprio teoria scritta nero su bianco.
Vivian Sciacca: E quindi pensavo: ma come faccio adesso io ad affrontare la lezione, se non riesco a capire nulla su un libro? Infatti è anche stata un po' la difficoltà che ho avuto, sono sincera, nello scrivere il libro, perché l'idea era proprio quella di renderlo estremamente semplice e chiaro a chi voleva approcciarsi senza avere basi e nozioni, snocciolando un pochino questi significati in maniera applicabile nel quotidiano. Banalmente, quando si parla di yin e yang, noi immaginiamo il tao, il simbolino rotondo con bianco e nero e i puntini opposti, che è proprio quello, però ha un significato profondo: per esempio lo yin è tutto ciò che è fresco, profondo, che nutre, che rimane più solido, no? Più concreto. E nel corpo umano lo possiamo tradurre come i liquidi corporei, il sangue, la notte, il sonno, quello che nutre i tessuti.
Vivian Sciacca: Mentre lo Yang è tutto ciò che scalda: il giorno, il maschile, quello che spinge quei liquidi di cui abbiamo parlato, il sangue. Quindi è molto più semplice immaginarli come qualcosa che esiste, fondamentalmente. I cinesi più di 2000 anni fa avevano osservato il mondo esterno, perché quello avevano, e avevano cercato di applicare queste forze della natura all'interno del corpo umano. Erano degli ottimi osservatori, infatti sono riusciti a costruire anche la teoria dei cinque elementi. Che cosa sono i cinque elementi? Sono metallo, legno, acqua, che detti così magari sembrano cose astratte, ma all'interno di questi sono riusciti a mettere organi, visceri, emozioni e funzionamenti, in maniera tale che tutto potesse prendere un senso di equilibrio o disequilibrio. Quindi, per chi decide di lavorare con la medicina tradizionale cinese, quella diventa una teoria per imparare a costruire il problema, a capire da dove viene la causa. E il Qi non è altro che l'energia che permea tutte le cose, cioè quella che in questo momento io sto utilizzando per parlare, tu per ascoltare, per mangiare, digerire, e via discorrendo. Quindi non è nulla di così astratto.
Serena Malaspina: Ricorda un po' il prana indiano, anche. Trovo molto interessante che in diverse culture, in diverse tradizioni, tante volte ci siano degli elementi che magari prendono nomi e teorizzazioni diverse, ma sono molto in contatto sia con la persona che con la natura e con l'esterno, quindi con il mondo. Ed è particolare, o perlomeno a volte sembra un po' difficile calarlo nel quotidiano, nella nostra società, perché ci sono tante cose che, anche a livello di equilibrio e, come dicevi, di relazione - penso anche al fattore lavorativo - forse è facile a volte andare in disequilibrio pur cercando di perseguire quello che invece bisognerebbe fare, quello che invece ci farebbe bene.
Vivian Sciacca: Pienamente d'accordo, assolutamente sì. A me piace sempre dire che io sono il calzolaio con le scarpe rotte, quindi assolutamente. Sono concetti che assorbiamo, impariamo, e probabilmente abbiamo scelto di prendere un po' queste strade anche per quello che è stato il nostro percorso. Comunque, fondamentalmente molti di noi decidono di approcciarsi alle cure per curare, prima di tutto, noi stessi, no?
Serena Malaspina: Sì, è vero. È interessante perché penso che a volte si crea un'idea, un po' un perfezionismo ideologico del tipo: conosco questi concetti, li studio, li applico, magari aiuto le altre persone, e quindi non dovrei vivere disequilibri. Poi, effettivamente, nella vita quotidiana e nel lavoro, nel vivere nella società, è interessante quanto sia importante passare anche attraverso il superamento dell'idea di un perfezionismo di qualsiasi tipo rispetto alle pratiche, alle teorie che si conoscono. Almeno io rifletto molto sotto questo aspetto.
Vivian Sciacca: Poi abbiamo la possibilità di avere una parte di conoscenza, perché dico sempre che c'è un mondo da esplorare, da imparare, e veramente tantissimo da assorbire: con quello che abbiamo oggi non ce la possiamo raccontare. A mio avviso è stato bello esplorare durante i tre anni del percorso di studi che ho fatto, più i due successivi, quando sono diventata docente. Partire da zero e mettersi in discussione: cioè, quando mi parlavano dell'elemento legno e mi dicevano che l'elemento legno in disequilibrio aveva determinate caratteristiche, cavoli, due domande te le fai per capire se sei in equilibrio o in disequilibrio, e quindi cerchi di capire come migliorarti, no?
Vivian Sciacca: Poi sicuramente, anche sotto questo punto di vista, non si arriva mai a un miglioramento totale, però mi rendo proprio conto che, anche rispetto al tema che abbiamo deciso di trattare oggi, per me è bello poter dire a una persona che viene a farsi trattare che io la capisco, non farla sentire dissociata o sbagliata perché io sarei perfetta. Assolutamente no: mi fa piacere dire, guarda, io so come ti senti.
Serena Malaspina: Tante volte passarci attraverso è proprio l'elemento che ti permette di sviluppare anche la passione, no? Una predisposizione verso un certo lavoro, un certo tema. Che poi, se ci pensiamo, siamo tutti pazienti di qualcun altro: anche chi ci cura, in un'altra veste, lo è. E quindi credo che sia interessante considerare questo aspetto per tutti: da una parte per quella parte di noi che, in certi momenti, vuole che tutto vada per il verso giusto, secondo quello che conosce; dall'altra anche per la persona che va a farsi visitare, che va più da paziente e pensa di non poter sapere cose su di sé, no? Quasi come se non conoscesse il proprio corpo, la propria energia.
Vivian Sciacca: Sì, sì, assolutamente. Ma poi, ecco, secondo me è fondamentale essere sinceri in ogni caso. E non è una critica: io ho scelto di prendere un'altra strada, ma comunque il mio sogno era quello di diventare medico sin da bambina, quindi ho profonda stima per quello che oggi abbiamo la possibilità di fare attraverso gli studi. Però secondo me, con l'avanzare del tempo, è diventato un ruolo un po' sterile, quello del medico. Con questo non sto dicendo che tutti i medici sono così, assolutamente, però è quello che capita la maggior parte delle volte.
Vivian Sciacca: Quando le persone vengono a farsi trattare, la prima parte del primo incontro è una chiacchierata in cui faccio diverse domande per cercare di capire qual è la causa del problema, perché con la medicina cinese andiamo a lavorare sulla causa, che può avere poi diverse ramificazioni in problematiche che alla maggioranza sembrano provenire da cose differenti, proprio perché non siamo abituati a sezionare il corpo in diversi settori. E le persone, già lo vedo, cambiano e si rilassano, perché si parla, c'è dialogo, c'è umanità. A volte, sono sincera, anche qui divento un po' too much, nel senso che magari diventa uno svuotarmi completamente e prendere su di me il loro sentire un po' troppo; però anche lì imparerò, prima o poi. Ecco, sicuramente il fatto di creare umanità, dialogo, presenza, di avere uno scambio e far sentire comprese le persone è già il primo passo per guarire, diciamo così.
Serena Malaspina: È interessante anche quello che dicevi. Ne ho parlato recentemente con una persona che è medico in un reparto - l'ho conosciuta durante un ritiro - e mi diceva che i ritmi che hanno, molte volte, sono folli, e la quantità di persone che devono vedere è così tanta che non le vedi neanche più come umane, in un certo senso. Mi ha proprio spiegato questa cosa: è come se fosse un ritmo ingestibile dal punto di vista del medico, per cui la persona diventa praticamente solo un numero, e devi cercare di dare una soluzione il prima possibile, no? Quindi proprio il contrario rispetto a quello che dicevi tu.
Serena Malaspina: Credo che questo sia applicabile a tantissime situazioni differenti, a tantissime professioni che hanno a che fare con la cura. Lì è proprio una questione sistemica, dove in qualche modo non viene valorizzato questo ruolo così importante, e soprattutto il rapporto umano che si crea tra le persone. Si crea invece quasi una sorta di assoggettamento: trovo la soluzione e finisce lì, no? Quasi una transazione, che perde poi di quell'aspetto umano. Dall'altra parte, sicuramente, è interessante anche quello che dicevi tu, ossia quando invece in qualche modo si assorbe troppo, e c'è anche un fattore di svuotamento dell'energia: alla fine siamo esseri umani che interagiscono con esseri umani.
Vivian Sciacca: Mentre mi raccontavi questa esperienza che hai avuto modo di ascoltare, mi è venuto in mente anche l'altro mio ruolo, quello dell'essere una Dula, che nasce proprio come supporto in questo caos che c'è, no? Nel momento della nascita. In realtà la Dula sostiene i processi di transizione dell'essere umano, specie nella donna - che sia il menarca, la menopausa, la gravidanza e via discorrendo - ma supporta anche tutta la famiglia, perché funge un po' da collante.
Vivian Sciacca: Questo mi è venuto in mente perché un altro ambito in cui ho potuto vedere ciò è proprio durante la nascita. Oggi la donna ha molti più interventi durante un momento come la nascita, che in realtà è un momento fisiologico. Ci sono veramente delle cose di cui bisogna parlare sinceramente, e che fanno sempre molta paura, e mi ritrovo a doverne parlare con chiarezza ma sempre con molta attenzione: per esempio il tema delle nascite in casa, delle nascite ospedaliere, e via discorrendo. Ovviamente ci sono delle possibilità: per esempio, nella nascita in casa, se la gravidanza è fisiologica, se tutto va bene, se non ci sono problematiche, allora è possibile anche nascere in casa. E molte donne fanno questa scelta semplicemente perché hanno bisogno di quell'umanità che purtroppo nelle sale parto è venuta meno, proprio perché c'è tanta gente, poco personale, e quindi bisogna seguire dei protocolli che servono per tutela del personale, per poter dare la stessa assistenza a tutte le persone.
Vivian Sciacca: Meno male che ci sono, però io ho assistito a nascite completamente naturali, senza interventi di nessun tipo, ed è stato bellissimo osservare come la donna avesse la possibilità di ascoltare se stessa. Alla fine le donne hanno sempre saputo partorire; purtroppo, nel corso degli anni, è venuta meno questa fiducia di poterlo fare, per pezzi e dinamiche storiche avvenute nel tempo, di cui forse, se entriamo nel merito, facciamo una puntata enorme. Dall'altro canto, ho osservato anche donne che mi raccontavano storie di parto traumatiche: per esempio, persone che, persino all'interno degli ospedali, erano state lasciate con le luci soffuse, completamente sole - ma nel senso positivo del termine, cioè "fate quello che sentite di fare" - e invece avevano vissuto un trauma, perché loro avevano bisogno di tutt'altro: di luci accese, di assistenza continua. Quindi è buffo vedere come noi non possiamo minimamente decidere quello che è giusto per una persona, e dobbiamo anzi sostenere quello che c'è, quello che viene fuori, quello che viene palesato.
Serena Malaspina: Credo che sia interessante anche questo aspetto che dicevi: non si può sapere dall'esterno cosa effettivamente una persona voglia. Però anche quello che noi stesse vogliamo, come possiamo saperlo se in qualche modo non siamo in contatto con noi stesse? Ed è una cosa che non è per niente scontata.
Vivian Sciacca: Brava, totale, totale. Guarda, quando io inizio un percorso come Dula con una donna che ha appena scoperto di essere incinta, per esempio, io spingo su una cosa sola, per il resto sostengo e basta, lo giuro: spingo proprio sul "che cosa ti dice la tua pancia". Ma questo è un esercizio che facevo anche quando ho supportato delle donne che cercavano una gravidanza con la medicina tradizionale cinese, perché ho avuto questo privilegio di poter unire le due cose, e quindi trattare persone che avevano disturbi che non permettevano loro di ottenere ciò che desideravano, ovvero una gravidanza.
Vivian Sciacca: Già da lì cercavo di trasmettere loro questo messaggio: non devi essere incinta per capire veramente che cosa ti sta dicendo il tuo corpo, il tuo fisico, te stessa, no? Cioè, ascoltati, per favore, perché già a noi non ci insegna nessuno ad ascoltarci, nessuno. O quantomeno, forse io oggi, a trent'anni appena fatti, mi rendo conto che è estremamente importante imparare ad ascoltarmi; e quando sentivo persone che dicevano "ti insegno ad ascoltare, l'ascolto", quelle robe lì, mi veniva l'orticaria, perché avevo un caos in testa e proprio ad ascoltare non ce la facevo.
Serena Malaspina: Mi colpisce quello che dici, sì. Non tutte siamo state abituate ad ascoltare noi stesse: magari, nel quotidiano, ci sono mille dubbi, insicurezze, oppure pensiamo che qualcun altro lo sappia meglio di noi, e quindi chiediamo sempre un po' fuori. A me è successo tantissime volte: poi, se guardi a posteriori la tua vita, ti rendi conto che le scelte migliori per te quasi non avevano senso dal punto di vista dell'ottimizzazione della scelta. Cioè, è una cosa che hai fatto in qualche modo senza preoccuparti troppo di cosa l'altra persona, o le altre persone, pensavano fosse giusto o sbagliato. Però in realtà è anche un sentire, un qualcosa che hai dentro, un potenziale; forse noi, in quanto donne, non ci sentiamo mai abbastanza pronte per parlare di niente, del lavoro, di questo e di quello. È quasi come se, molto spesso - non sempre, ma molto spesso - ci fosse questo: devo sapere di più, devo conoscere meglio, non posso dire questo.
Vivian Sciacca: Ma è tutto molto bello, e comunque sta venendo fuori esattamente quello che ci eravamo promesse, ovvero lasciarci andare veramente a temi che ci attanagliano o che abbiamo affrontato, per ritornare proprio a quello che dicevamo all'inizio: mettersi sempre in discussione, anche quando non si ha veramente prodotto ancora nulla, nel senso più meccanico del termine.
Serena Malaspina: Sì, sì. È proprio un approccio, forse, più un modo di vedere le cose: mettersi in discussione e mettere in discussione, ma in qualche modo imparare anche a fidarsi di quello che si sente. In questo momento siamo abituati un po' a concepire i singoli aspetti, cosa che, dal punto di vista dell'approfondimento scientifico, ha portato a uno studio molto accurato di certi aspetti, che non sarebbe stato possibile altrimenti; però questo aspetto olistico di connessione tra parti, tra cose, tra sensi e significati, e anche la connessione con la natura...
Serena Malaspina: Perché se una persona vive in città, o comunque è abituata a considerare la natura quasi come qualcosa di accessorio - qualcosa di carino, bello, che fai - però poi non sai più niente, non so, della luna, di questi aspetti qui, o, per le donne, delle fasi del ciclo. Io sono stata con la spirale ormonale per due anni e mi sentivo totalmente dissociata dal mio corpo, non so spiegarlo. È molto leggera, perché dall'altra parte non avevo dolori e tutta una serie di cose, quindi top. Però era come se io non conoscessi più il mio corpo, e penso a quante volte ci sia anche questa percezione di un po' di stacco da sé, o comunque dall'esterno.
Vivian Sciacca: Assolutamente sì. Pensa che un tempo le donne che vivevano in tribù, quindi anche nelle nostre comunità, mestruavano tutte insieme, perché si sintonizzavano ai cicli lunari. E addirittura - adesso non ricordo precisamente come, quindi non entro nel dettaglio - gli uomini sapevano perfettamente quando avrebbero mestruato, anche in base al raccolto, al buttare giù i semi e via discorrendo, proprio perché non è che li chiamano "cicli" a caso. Quindi assolutamente sì.
Vivian Sciacca: Ma guarda, ti dirò di più: una delle cose che mi capita di trattare più spesso durante la settimana sono proprio i disturbi della ciclicità. E parlare di mestruazione è sempre un po' imbarazzante nel nostro quotidiano; purtroppo tendiamo a definirlo "ciclo" quando stiamo mestruando, mentre il ciclo sono tutte e quattro le fasi della ciclicità di una donna. Anche l'uomo ne ha una, la vive diversamente, non è che abbiamo cicli solo noi. Eppure i disturbi della sindrome premestruale sono i più comuni che tratto. Sicuramente tratto anche problemi fisici, quelli che i medici definiscono ovaio policistico, che noi in medicina cinese definiamo stasi - e lì è appurato, perché c'è una causa concreta - ma molto spesso invece arrivano da me senza causa apparente.
Vivian Sciacca: E in realtà non è che non esista una causa: per la medicina cinese, se c'è un problema, se c'è un dolore, vuol dire che c'è qualcosa che non sta scorrendo, quindi per forza va trattato. Partiamo poi dal presupposto che, secondo la medicina tradizionale cinese, bisogna prevenire prima di arrivare ad avere il disturbo, il problema, il dolore. Quindi si attuano tutta una serie di pratiche che servono a evitare di arrivare al problema. Nulla è separato: spesso mi capita di trattare persone che hanno il mal di testa, ok? E una delle prime domande che faccio è: come va il tuo aspetto emotivo in questo momento? Stai trattenendo molto, soprattutto rabbia repressa? Perché cosa succede? Quando una persona ha un problema e lo manifesta in maniera fisica, molto probabilmente c'è anche un aspetto emotivo legato al problema fisico. Con ciò non voglio dire che la medicina cinese tratti soltanto cose emotive, ma c'è tutta una componente che, mischiata, può portare fuori un problema, e di conseguenza non viene trascurato nulla. Faccio l'esempio classico.
Vivian Sciacca: Tensione al trapezio, dolore al collo, cervicale super rigida, mal di testa, problemi agli occhi, nel caso della donna magari anche mestruazione dolorosa con grumi, nel caso di entrambi invece risvegli notturni e cose varie: allora il problema è a carico del fegato, dell'energia del fegato, secondo il punto di vista della medicina cinese. Però con questo non è che vado a fare un'analisi del sonno. Questa è la tendenza che abbiamo noi, e per fortuna - ripeto e ribadisco - esiste: fare un check di tutti questi passaggi è assolutamente lecito e giusto. Però, una volta che si è appurato che non c'è nulla, che cosa ce ne facciamo? Io rimango comunque con il mio collo bloccato, i miei trapezi super rigidi, il mio mal di testa, e mi sento anche pazza, perché in realtà nessuno mi sta dicendo nulla. Invece la medicina cinese, trattando il disequilibrio del fegato, va a farti stare meglio anche emotivamente, così eviti di scendere nel traffico e sgozzare qualcuno perché sei arrabbiata; impari a esprimere meglio quello che senti, a tirarlo fuori, ad avere meno mal di testa, e via discorrendo. C'è tutto, poi è un effetto domino.
Serena Malaspina: Certo, molto interessante. Negli ultimi anni mi è successo più volte di avere disturbi ricorrenti, delle cose che mi portavo dietro, tra virgolette, e di volta in volta trovavo una soluzione per risolverli. Nel mio caso aveva molto a che fare con il sebo, in qualche modo, con le cisti, più o meno: mi si gonfiava l'occhio, mi si è gonfiato una quantità di volte infinite. L'ho avuto anche a livello clitorideo, che non ti dico, un paio di volte è stato veramente traumatico. Ho avuto una cisti ovarica, è stato veramente molto intenso. Però noto sempre anche questa cosa del muco, cioè le orecchie tappate, c'è sempre un po' questo aspetto. E poi, come citavi, le mestruazioni molto dolorose: questo è sempre stato un fattore che mi sono portata dietro, oppure i trapezi. Quindi mi sembra che ci siano tanti aspetti, ed è particolare che ricorrano tante volte, soprattutto questo dell'occhio, che mi è successo tantissime volte.
Vivian Sciacca: Allora, sicuramente, quando si parla di masse e muco si parla di stasi, di accumulo. Poi si va nel tecnicismo: bisogna capire se c'è anche del calore, del calore tossico. Con questi tecnicismi un po' più approfonditi si entra nel dettaglio, e come si fa a capirlo? Facendo domande, perché la soluzione al tuo disturbo deve essere cucita esattamente su di te, Serena. Io non uso mai - e non perché sia più furba - ma in generale chi pratica questo tipo di approccio non usa mai protocolli uguali per tutti: bisogna cucire, come una sarta, un vestito su misura sulla persona.
Vivian Sciacca: Sicuramente si tratta di stasi, e una delle cause principali, soprattutto quando si tratta di muco, di muco nasale, ma anche di molte candide che vengono fuori, è l'alimentazione. Io ci tengo molto: quando prendo in carico una persona - ovviamente non essendo nutrizionista, né dietista, non avendo lauree in ambito sanitario - non posso né voglio dare delle diete, perché esula dal mio ruolo. Però, avendo fatto dei corsi di nutrizione in medicina cinese taoista, e avendo dovuto prendere per forza anche qualche nozione di dietetica occidentale, mi piace poter dare dei consigli su cosa può far bene alla persona e cosa invece la sta danneggiando. Molto, molto spesso uno degli alimenti che preferiamo è quello che ci sta danneggiando di più: infatti quando dico "mi raccomando, cerca di togliere latte e latticini", la gente mi spalanca la bocca disperata e mi dice "ma come, no?". Latte e latticini sono proprio i primi fornitori di muco e di Tan - viene chiamato così in cinese il catarro che forma stasi.
Serena Malaspina: Letteralmente io, amante folle del formaggio, me ne rendo conto: quando mangio formaggio c'è una correlazione, me ne accorgo, lo so. Però adesso ho ridotto tantissimo, devo dire, ho ridotto tanto. Sono cresciuta amando il formaggio, avendo questo rapporto un po' del tipo "mi piace, però insomma...". Ma è interessante quello che dici, cioè questo fattore per cui tante volte amiamo di più proprio quello che non ci fa stare bene dal punto di vista dell'alimentazione.
Serena Malaspina: Hai introdotto un po' questo tema dell'equilibrio, che è molto importante in generale nella vita di tutti i giorni. Ma ci sono magari, a livello di lavoro, un po' culturale, delle situazioni in cui viene molto premiata la produttività e viene messo un po' da parte, o anche un po' giudicato, il riposo. Tante volte da noi c'è questo aspetto di un'energia molto più rivolta al fare. Cosa dice la medicina tradizionale cinese su questo potenziale squilibrio, sul ritmo naturale del corpo?
Vivian Sciacca: Sicuramente mi ha fatto sorridere, intanto, il fatto che noi per primi non chiamiamo il nostro momento di riposo come tale, e probabilmente non siamo nemmeno in grado di farlo. Il mio psicoterapeuta mi dice che io non sono brava a godere delle cose, quindi anche il riposo è godereccio, no? Ovviamente sto facendo un lavoro su me stessa proprio per questa ragione. Però partiamo dal presupposto che oggi noi conosciamo l'orologio circadiano, che esiste anche in termini occidentali, ma i cinesi lo avevano capito 3000 anni fa. E a me questa roba fa sempre impazzire, che loro avessero già capito molte cose prima di noi.
Vivian Sciacca: Esiste un orologio circadiano per cui ogni due ore si alterna la potenzialità massima e minima di un organo, di un viscere. E questo che cosa significa? Intanto, la risposta è questa: c'è un'ora per fare tutto, e dovrebbe essere così. Ovviamente non è possibile, perché stiamo parlando di roba utopica se dovessimo pensare di seguire tutti quanti un orologio standardizzato, con i ritmi che abbiamo. Però sicuramente la medicina cinese dice che il riposo è necessario, così come è necessario utilizzare le energie che abbiamo, perché, un po' per assurdo, anche stare sul divano tutto il giorno può farci sentire ancora più stanchi, a volte. Invece fare delle attività come il qigong, il tai chi, dello sport sano... Ecco, la medicina cinese demonizza un pochino lo sport estremo, in quanto spreco di energie, di sangue. Anche lì, magari per un soggetto molto yang, e quindi molto attivo, può essere utile; per un soggetto come me, invece, completamente in deficit, se vado a fare crossfit e circuiti mi ammazzo, e quindi ho bisogno di qualcosa di più dolce, così come tante altre persone.
Vivian Sciacca: Sicuramente, purtroppo, oggi è proprio premiato chi fa di più, chi arriva al top. Un po' lo vediamo anche noi due attraverso i social, quanto sia pagante quando abbiamo dei riscontri positivi, e quanto invece ci butti giù quando magari c'è un momento di calma, no? La prima cosa che ci viene in mente è che stiamo sbagliando qualcosa. Però la verità è che il riposo è estremamente importante: avere un equilibrio tra quello che siamo e lo stile di vita che conduciamo è estremamente importante, non solo a livello mentale, ma anche ormonale, di digestione. Un sacco di domande che mi arrivano sono proprio sulla digestione lenta, sul gonfiore addominale, che magari viene inquadrato solo come qualcosa di estetico in vista della prova costume, ma non è così, no? Banalmente, prima parlavi di cisti, di sebo: la pelle è estremamente importante. Tutti questi sono segnali che ci manda il corpo, che ci sta chiedendo qualcosa, che sia "muoviti di più" o "riposati di più". Ma quando si parla di muoversi, non si parla di consumarsi, cioè di dare tutto, ecco.
Serena Malaspina: Bisogna proprio considerare quanto il corpo ci stia parlando, e che non c'è qualcosa di sbagliato. Perché io credo che tante volte, nel momento in cui una persona vive qualche tipo di problema dal punto di vista corporeo, di sfoghi o comunque di sintomi, ci sia quasi la rabbia del tipo: devo risolvere questa cosa, perché il mio corpo mi fa questo. A me è capitato tantissimo di sentire anche amiche, persone vicine, parlarne proprio con distacco, come se il corpo stesse facendo un torto alla persona. E in realtà mi ci metto anch'io, figurati, quando questo occhio mi si gonfiava sempre: era fastidioso.
Serena Malaspina: Però è interessante considerarlo invece come un messaggio, come qualcosa che ti sta dicendo il corpo; solo che questo implica un approfondimento molto più profondo rispetto al semplice risolvere il sintomo. E tante persone dicono: c'è già tantissimo da fare, ho questo, ho quest'altro. Tante volte significa anche, potenzialmente, rimettere in discussione la propria stessa vita, penso dal punto di vista lavorativo. Magari uno ti dice "devi stressarti di meno", ma come faccio a stressarmi di meno se il mio lavoro implica che debba stare otto ore lì? Non lo so. C'è proprio anche un livello identitario che viene implicato, e penso soprattutto al tema dello stress e del burnout.
Serena Malaspina: Penso anche alle persone attorno a me che sono molto nel digitale, molto in questo mondo, che dicevi anche tu, dei social: c'è tanto questa cosa del più, più, più, e sei un po' in comparazione sempre con altre persone, che a loro volta si comparano con altre persone, che si comparano ancora... cioè è proprio un loop, no? È quasi come per dire: se io non faccio questo, allora sto mollando, secondo quella che è la mia prospettiva di potenziale successo, o qualsiasi cosa possa essere. Non lo so, ma mi ha portato un po' a riflettere su questi aspetti.
Vivian Sciacca: Poi c'è da dire anche - non so tu, ma io vivo di scadenze - e quindi, davvero, lo dico per chi magari ci ascolta e dice "sì, tutto molto bello, però io devo consegnare questa cosa, devo timbrare il cartellino". Capisco la frustrazione, la capisco, perché sono la prima che ha perso il conto - e non mi vergogno più a dirlo - di quanti burnout abbia fatto. Ma perché? Perché ho scelto di fare un percorso in cui, per pagare il mutuo, gli studi e via discorrendo - studi in cui mi sono lanciata quando fare medicina tradizionale cinese non era comune, non è che conoscessi tante persone che la praticavano; ora mi basta aprire Instagram e vedere che molti la praticano e la usano, però parliamo di dieci anni fa, e dieci anni fa era molto difficile - avevo scadenze, banalmente di pagamenti, di bollette.
Vivian Sciacca: Quindi la mia scadenza era riuscire ad accumulare dei soldi, e quindi dare tutta me stessa per poter pagare queste cose, e per scrivere una tesi. Mi svegliavo alle 4 del mattino per andare ad aprire un negozio, poi lo chiudevo e andavo a fare il tirocinio per diventare docente, poi andavo in studio. Perché dico questo? Perché non mi sono resa conto che in quel momento stavo sbagliando. Ma il messaggio che vorrei passare non è che si sbaglia a perseguire i propri sogni - anzi, sono la fan numero uno di ciò - ma nella modalità in cui lo facciamo. Io proprio non sentivo che stavo malissimo: quando mi svegliavo alle 4 del mattino e facevo la discesa di casa non mi sentivo le gambe, e dovevo andare a prendere il treno.
Vivian Sciacca: Poi ti porta al burnout, allo stress estremo, all'esaurimento nervoso, ovvero all'incapacità di dire: ok, alt, è vero, io queste cose le devo fare, ma forse con un po' meno. Io non sono il lavoro. Non è che non sono brava perché timbro tutti i giorni 10 minuti prima, o perché... non lo so, non so come spiegarlo, o perché timbro dopo. Sdoganiamo un po' questa cosa: per quanto io sia la prima a dire "ragazzi, mi raccomando, il cibo pronto non fa bene" e via discorrendo, sono andata avanti a vellutate pronte, non c'è problema, però.
Serena Malaspina: Cioè, riportarlo anche sulla dimensione del normalizzare quelli che sono gli alti e bassi che si possono vivere, indipendentemente da quella che è la propria vita, no? Perché secondo me c'è molto il rischio dell'idealizzazione: "queste persone fanno questo e quello, io invece non posso, non riesco, non sono capace". Sono il contrario, cioè c'è tanto anche questa comparazione con l'altro. E questa cosa che dicevi del burnout, totale: io l'ho vissuto, anzi lo sto vivendo, perché insomma, in questo periodo, proprio come dici tu, hai delle bollette da pagare, questo, quello, quell'altro, e in qualche modo devi far funzionare quello che nasce come una tua passione - è una tua passione - però diventa anche un lavoro.
Serena Malaspina: Però in qualche modo non è sempre rose e fiori, ci sono tanti sacrifici da fare, e ci sono momenti in cui, nel perseguire quello che può essere un sogno, ci si perde un po', ci si perde in quel pathos che dicevi, perché a un certo punto ti fermi, arriva il momento in cui ti devi fermare, in cui non funzioni più, in qualche modo, e allora lì... È come un'esperienza incarnata di qualcosa che tu, a livello teorico e magari pratico, già sapevi; però la vita ci ricorda che puoi ricadere sempre un po' nei meccanismi, anche in fasi totalmente diverse, e va bene così. Nel senso che a volte serve ripassare dal via per ricordarti chi sei e cosa è davvero importante, e cosa non sei - che è quello che dicevi prima, no? Quindi non sei il tuo lavoro, non sei questo. Ecco, io credo che sia importante: a volte è proprio ciclico, a volte serve arrivare a un momento di crisi per poi lasciare andare qualcosa e invece tenere il resto.
Serena Malaspina: Mi è piaciuto molto questo aspetto che hai detto, perché altrimenti le persone dicono "sì, bellissimo, però io non posso farlo, è una cosa utopica". E proprio per questo ti farei un'ultima domanda: una persona che ha ascoltato tutto questo, che lo trova molto interessante ma magari lo vede ancora un po' distante, quali sono le best practice, gli aspetti che possono aiutare le persone a prendersi cura di sé un po' da subito, in piccoli gesti, piccole cose, piccole considerazioni da tenere a mente, anche se magari in questo momento non hanno la disponibilità economica di farsi vedere da un professionista o di fare determinati tipi di trattamenti? Questo lo chiedo sempre, nelle diverse discipline, perché è un tema che va toccato. Ci sono dei principi, delle piccole cose che possono comunque aiutare un po' questo equilibrio?
Vivian Sciacca: Ma sicuramente sì. La prima cosa che mi viene da suggerire è un po' quella di cui abbiamo parlato finora, ovvero portare più presenza e più ascolto rispetto a quello che stiamo realmente vivendo. Lo capisco che è molto difficile, davvero, perché sono cresciuta anch'io in una società in cui... cioè, ascolto? Ma cos'è l'ascolto? Devi fare, punto, non c'è tempo per fermarsi. Però mi viene da suggerire, se proprio non ci si riesce ad ascoltare quello che si sente, di mettersi lì con carta e penna e capire cosa è in eccesso in questo momento e cosa invece non lo è, distinguere tra il "devo farlo", perché delle cose dobbiamo farle, e il "desidero farlo", e quindi mettere in secondo piano quello che ci sta esaurendo e consumando di più.
Vivian Sciacca: Capisco anche quelle persone che invece vivono di quello che le sta esaurendo, e quindi diventa ancora più difficile: ci sono passata, lo sto affrontando, questo tema. E quello che mi viene da dire, anche rispetto a queste persone, è: capisco che non ce la si fa più, ma tieni un attimino duro, e sempre in questa listina prova a capire in che altro modo puoi trovare la tua strada, senza paura. E quando dico "senza paura" lo dico col cuore in mano, perché so cosa significa stare col giubbotto in casa perché non volevo chiedere nulla a nessuno - e se mi sentono mia madre e mio padre, state tranquilli - ma volevo essere autonoma sin dall'inizio. Per cui, senza paura, quando lo dico, non parlo a vuoto, assolutamente.
Vivian Sciacca: E poi, sicuramente, fermarsi. Quando si mangia, porre attenzione a quello che si sta preparando. Io a volte mi rendo conto che sto camminando come un siluro, eppure magari non sono in ritardo, e penso: no, no, aspetta un attimo, vai un po' più piano. Cioè, svitare i bulloni, mi viene da dire, nel momento in cui uno sente che effettivamente sta un po' esagerando: proprio non esagerare più. Faccio fatica a dormire? Ok, tolgo gli schermi, perché fanno tantissimo; prima di andare a dormire mi ascolto qualcosa, mi leggo un libro, guardo il soffitto, prendo degli integratori che possono aiutarmi, perché il sonno è estremamente importante. Proprio l'ascolto: se impariamo a sentire, il corpo ci comunica quello che ci fa male, veramente, lo sentiamo.
Serena Malaspina: Assolutamente, è comunque un po' questo il fil rouge, proprio l'ascoltarsi. È un po' quello che torna anche in discussioni diverse, ma poi collegate sempre da questo aspetto molto importante. Bene, allora chiuderei con il format finale di tre domande a cui rispondere con una parola o una frase. La prima è: qual è la tua piccola pratica quotidiana che ti aiuta a prenderti cura del tuo benessere mentale?
Vivian Sciacca: Non mangiare col telefono in mano: quando vibra il telefono mi si chiude lo stomaco, e lo allontano, per non sentire, per non avere stimoli, perché mi fa molto soffrire non essere subito pronta a dare qualcosa. E poi lavo i capelli con profumi buoni, mi metto il profumo... piccolezze che mi fanno coccolare, insomma.
Serena Malaspina: La seconda è: qual è una cosa non ovvia ma utile che ti capita di fare quando vuoi sentirti meglio?
Vivian Sciacca: Cucinare cibo buono.
Serena Malaspina: L'ultima è: quali pensieri, insegnamenti o citazioni ti hanno ispirato maggiormente nel tuo percorso?
Vivian Sciacca: Allora, c'è una frase che ascoltavo sempre da bambina. Mio papà mi ha sempre istruito molto in termini musicali, e mi era rimasta impressa, quando avevo iniziato a studiare l'inglese, una frase di Bob Marley, che mi sono ripetuta in testa e mi ripeto tutte le volte in cui non ce la faccio più, della canzone "Three Little Birds", che dice di non preoccuparsi, perché ogni cosa andrà a posto.
Serena Malaspina: Il bello dell'emozione che salta fuori dal ritrovarsi così umani nelle nostre esperienze, indipendentemente dai mille percorsi, dalle mille cose... È molto bello questo aspetto, e questi reminder di cui, in certi momenti in particolare, hai proprio bisogno di sentire e risentire, no? Magari sono cose che già sai, però dici: grazie, grazie per averlo condiviso, e grazie per questa chiacchierata, che mi porto nel cuore. Sono sicura che arriverà, che toccherà le corde di tante persone. Hai portato anche la tua esperienza, che penso arricchisca il tutto, e quindi sono veramente grata, e non vedo l'ora che arrivi ad altre persone, ad altri cuori. Grazie.
Vivian Sciacca: Grazie a te, Serena, perché ero proprio felice di registrare un podcast con te, e quando ho letto il tuo invito ero sicura che ci saremmo lasciate andare in qualche modo, che ci saremmo divertite, emozionate, perché alla fine, secondo me, l'unico modo per aiutare davvero è essere noi stesse. Quindi grazie di tutto, davvero, non saprei come ringraziarti se non dicendo grazie.
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