
SOLO - Hai Paura di Ciò che Vuoi Davvero? Il mio Primo Libro
Episodio Solo · con Serena Malaspina
DESCRIZIONE
Serena condivide il viaggio emotivo e creativo che l'ha portata a scrivere il suo primo libro. Racconta le sfide affrontate, tra autosabotaggio e credenze limitanti, e come ha trasformato la sua vulnerabilità in uno strumento di connessione e crescita personale. Un episodio che esplora il potere della narrazione e l'importanza di affrontare le proprie ombre per vivere autenticamente.
“Non possiamo evitare di essere felici per paura di soffrire.”
CAPITOLI
L'inizio del progetto Essere Serena
La proposta inaspettata della casa editrice
Affrontare l'autosabotaggio e le paure
Scrivere come strumento di elaborazione
L'ispirazione dai grandi autori
La struttura del libro e i suoi temi
Il potere della vulnerabilità condivisa
Un invito al coraggio e alla connessione
Trascrizione dell'episodio
Trascrizione integrale della conversazione, per leggere l'episodio o cercarne i passaggi.
Serena Malaspina: Scrivere un libro fa schifo, se vai oltre, se ti esplori, se ti metti un po' a nudo, se in qualche modo utilizzi questo pretesto come un lavoro. Sono Serena Malaspina e su Essere Serena mi occupo di benessere mentale, emotivo e spirituale. Come sono arrivata a scrivere il mio primo libro: era marzo 2024 e mi trovavo in Cina in vacanza con il mio ragazzo. Avevo iniziato il progetto Essere Serena su Instagram a luglio 2023 e il podcast a settembre 2023.
Serena Malaspina: Quindi in realtà era passato molto poco quando ho iniziato a condividere su di me, sulla mia terapia, con il mondo. Avevo aperto questo progetto per condividere quelli che sono gli alti e bassi di un percorso di crescita, quindi utilizzare i social e i media per connettersi con le persone, condividere la mia storia per far sentire appunto le persone meno sole. Pensavo che i vissuti emotivi che derivano dalle esperienze che viviamo siano universali e che quindi il potere della condivisione sta proprio lì: la necessità di elaborare effettivamente emozioni forti, vissuti difficili e cose che altrimenti rimangono bloccate dentro di noi. Quindi ecco, il progetto era iniziato da veramente meno di un anno quando ho ricevuto un messaggio da questa casa editrice che praticamente mi diceva che apprezzava molto quello che scrivevo e che, se volevo, potevano di fatto pubblicare un libro.
Serena Malaspina: Ho letto quel messaggio e ho provato una gioia immensa, perché comunque scrivere un libro è sempre stato un po' un mio sogno. Uno di quelli che però poi a un certo punto metti nel cassetto perché la vita prende forme diverse. Ho deciso di accettare e in qualche modo mi sono messa all'interno di questo progetto senza sapere su che cosa avrei scritto il libro, perché mi hanno detto di scriverlo su quello che volevo, quindi io in qualche modo potevo scegliere tra tantissimi temi. E da lì è partita un po' un'odissea, nel senso: dall'entusiasmo iniziale che ho sentito è iniziata a subentrare invece la domanda del... e adesso cosa scrivo?
Serena Malaspina: Allora: scrivo un libro di self help, scrivo un libro sul viaggio visto che appunto ho viaggiato molto nella mia vita. Ho detto magari posso mettere in relazione viaggi esteriori e viaggi interiori, oppure non lo so. E poi dicevo: ma io non posso parlare di tematiche che magari sono fuori dalla mia portata, oppure rischio di riportare delle teorie di qualcun altro.
Serena Malaspina: Quindi sono andata un po' in panico proprio perché avevo paura che quello che potevo scrivere o dire in qualche modo mi metteva nella possibilità di essere giudicata in maniera negativa. È stato assurdo perché dalla bellezza di poter scrivere un libro, di poter esprimersi, sono andata nella preoccupazione del come sarebbe potuto essere percepito dalle altre persone. Questo è stato già un tema per me, perché mi ha fatto vedere chiaramente i meccanismi di autosabotaggio che fossero dentro di me in una situazione che da fuori avrei solo idealizzato dicendo: wow, una persona che scrive un libro, che figata! E in realtà da dentro mi sono resa conto di quanto le credenze limitanti vengono ovunque, indipendentemente da quanto le tue scelte possono essere percepite fuori come wow, come che bello, come sei coraggiosa.
Serena Malaspina: Se tu dentro di te quelle credenze limitanti non le lavori, punto. Quindi insomma per me è stata veramente una secchiellata in faccia di verità. In quel periodo ero in terapia e con la mia psicoterapeuta ho parlato di questi dubbi perché le ho detto: da una parte sono molto contenta e entusiasta di avere questa possibilità, dall'altra parte dico ok, ma non ho niente da dire, non so cosa dire. E quindi è iniziata un po' questa mentalità da vittima che mi faceva vivere tutto in maniera molto ansiosa.
Serena Malaspina: La mia psicoterapeuta mi ha detto: la tua storia è un po' la tua croce e delizia, nel senso che tante cose che non hai scelto ti hanno comunque segnata, allo stesso tempo è per quello che tu adesso stai facendo un progetto, stai arrivando a tantissime persone, stai comunque portando qualcosa di bello nel mondo. Parti da lì. Prova a fare un diario terapeutico dove scrivi, in qualche modo, gli eventi un po' più cardine della tua vita. Anche solo per rielaborarli in maniera diversa rispetto al parlarne: sei molto brava a parlarne, ma scriverli e metterli nero su bianco, con anche quella lentezza e quella profondità, è diverso rispetto alla velocità della parola.
Serena Malaspina: È qualcosa su cui ti soffermi in maniera differente. Quindi prova a fare così. E così ho fatto. Mi ricordo che andavo nei caffè di Berlino e provavo a riscrivere da zero un po' la mia vita, quelli che sono stati gli eventi che mi hanno segnato: dalla separazione dei miei genitori, al rapporto con mia sorella, con mio padre, poi il lutto.
Serena Malaspina: Tutte situazioni che in qualche modo, pur avendole trattate in terapia, comunque sentivo che mi definivano come sbagliata, come se mi fossi costruita una vita di persone grandiose, di viaggi nel mondo, di cose molto belle nonostante quello che avevo vissuto. Quindi in qualche modo quella parte faceva comunque fatica a integrarla nella me di oggi. E proprio perché non riuscivo a integrarla nella me di oggi, saltava fuori nelle maniere più inaspettate. Ho anche riflettuto su quanto i libri che per me erano stati più importanti nella mia vita fossero molto legati a personaggi molto imperfetti, un po' paranoici a volte, comunque legati a un vissuto difficile.
Serena Malaspina: Penso a Herman Hesse, probabilmente il mio autore preferito di sempre: il suo libro che mi è piaciuto di più è stato Demian, che non so se l'avete mai letto. Io l'ho letto ormai più di dieci anni fa, un libro importantissimo per me proprio perché esplorava la natura oscura dell'essere umano, di quell'ombra che le persone che hanno vissuto le sofferenze sanno riconoscere. Oppure il Libro dell'Intranquillità di Pessoa, che è fondamentalmente un flusso di coscienza, con una punteggiatura tutta sbagliata perché appunto è un flusso di pensiero. Mi fa vedere un po' le piccole paranoie che le persone possono avere a livello quotidiano e io in quel momento quando lo lessi nel 2019 ero a Lisbona e ci ritrovai dentro me stessa.
Serena Malaspina: Non avevo ancora mai fatto terapia, ma è stato tipo: non sono l'unica a pensare queste cose. C'è qualcosa di molto catartico che un autore parlasse di un vissuto del genere, altrimenti pensavo di essere sola. Questa distanza tra luce e buio è questa grande tematica, questa grande dicotomia che ha accompagnato la mia vita, che sto sempre più cercando di integrare affrontando proprio quell'ombra che se non affronti ti continua a perseguitare in maniera opposta rispetto alla luce, e che in qualche modo vuole essere vista e affrontata per essere accettata e integrata. Insomma, questo lungo ragionamento per arrivare al fatto che, sebbene io avessi voluto scrivere un libro comunque molto legato alla terza persona, a raccontare quello che ho imparato da uno spazio di distanza, in realtà mi sono spostata molto di più sulle domande della vita.
Serena Malaspina: La casa editrice mi diceva: dai le risposte, perché le persone vogliono le risposte. Ma in realtà il cuore mi diceva: utilizza la tua vulnerabilità come mezzo per far sentire le persone parte di qualcosa. Tu in questo momento hai la possibilità di poterlo fare. Non cercare di adattarti a quello che pensi possa essere giusto, ma credi in qualcosa che possa aiutare la gente da uno spazio più autentico.
Serena Malaspina: E poi alla fine le persone mi dicono sempre quello: io grazie a te, grazie ai tuoi contenuti, grazie al tuo podcast mi sento meno sola, mi sento meno sbagliata. Magari per la prima volta. E sono persone che magari sono in terapia da anni, che le hanno provate tutte, ma che in qualche modo sentono questa connessione come fondamentale. Penso che sia molto importante proprio cercare di fare questi atti di coraggio vulnerabile, ossia arrivare a non vergognarsi più di cose che si sono vissute, perché non siamo definiti dal nostro passato e a volte l'unico modo per lasciarlo andare veramente è affrontarlo, come si affronta tutto il resto nella vita: come una cosa tra le cose.
Serena Malaspina: Mentre se noi non lo affrontiamo per evitarlo, in realtà questo cresce, cresce, cresce. Come se avessimo un sintomo, un problema che cerchiamo di evitare: sappiamo che lì in qualche modo continua a influenzarci, semplicemente non in maniera diretta, ma in maniera indiretta, che è anche peggio, perché si trasforma in credenze limitanti, in autosabotaggio, in preoccupazioni, nell'incapacità di provare felicità pura, di provare gioia, di provare il bello. Perché se non ci permettiamo di sentire fino in fondo il dolore, non possiamo neanche provare fino in fondo la gioia. Quindi metterli poi nero su bianco nella prima parte del libro è stato fortissimo.
Serena Malaspina: A livello emotivo di rielaborazione è stato molto forte, però sapevo che lo stavo facendo per qualcosa di più grande, per qualcosa che andava oltre di me. I monaci dicono sempre di trovare qualcosa che possa servire a qualcun altro, fare del bene per qualcun altro. E quindi ho sentito un po' questa chiamata, questa necessità di doverlo fare, sebbene nella difficoltà. Quindi ho fatto una sorta di memoir, che però alla fine di ogni capitolo invita la persona che legge a esplorarsi rispetto al tema trattato, con delle domande di riflessione e anche degli esercizi, sia rispetto al proprio vissuto che rispetto alla tematica specifica.
Serena Malaspina: Nella seconda parte invece ho provato ad analizzare quelli che sono poi tutti gli aspetti che ho scoperto tramite la terapia, tramite i libri, tramite il coaching. Aspetti che in qualche modo mi limitavano: penso a credenze limitanti, perfezionismo, fiducia in se stessi, tutti i fattori che incidevano sulla qualità della mia vita ma che derivavano da un dolore che non aveva ancora trovato il suo posto. Questi aspetti sono parte della maggior parte delle persone che conosciamo in maniere differenti, solo che diventano poi talmente tanto identificativi per noi da pensare che siano tratti della nostra personalità. Penso per esempio all'iperindipendenza: le persone che dicono io non chiedo aiuto perché io non ho bisogno di nessuno e faccio tutto da sola.
Serena Malaspina: L'ho fatto io per tanto tempo. In realtà dietro a questo meccanismo c'era una grande paura di affidarsi ed essere ferita dall'altro. Le persone hanno bisogno di trovare il coraggio di indagare e porsi la domanda: qual è la motivazione per cui mi comporto in questo modo? Sono effettivamente così, o è una protezione che ho imparato?
Serena Malaspina: Quella protezione era utile allora, sicuramente, ma mi impedisce di apprezzarmi davvero, di apprezzare davvero la vita, le persone, le relazioni? Quindi la seconda parte è molto di più su quelli che sono i meccanismi di difesa diffusissimi, che bene o male la maggior parte di noi usa nella propria vita per sopravvivere sicuramente, ma che a un certo punto devono essere messi in prospettiva. E poi la terza parte è molto di più su tutto quello che per me è legato a un percorso di crescita interiore, un po' di risveglio, awakening. Legato molto all'aspetto spirituale, ma spirituale che non è religioso: spirituale che è contatto con la natura, contatto con il proprio corpo, contatto con il proprio spirito, contatto con noi stessi che dovrebbe essere la base ma che nella nostra vita siamo arrivati a mettere come secondario rispetto al pensiero, rispetto alla razionalità, rispetto a tante altre cose legate più al fare e meno allo stare.
Serena Malaspina: E quindi parlo di spiritualità, parlo di amore, di relazioni, di come io mi sia ritrovata a ripetere le stesse situazioni che in passato avevano generato dolore. Come in realtà l'unico modo per guarire certe ferite sia mettendosi nella situazione, insegnando al proprio sistema nervoso, tutte le volte che sono necessarie, che possiamo farcela. Non possiamo evitare di vivere per paura di morire e non possiamo evitare di essere felici per paura di soffrire. Ed è potentissimo perché quando capisci questa cosa non sei più vittima ma sei protagonista della tua vita.
Serena Malaspina: E cosa c'è di più bello che essere protagonisti della propria storia, dell'essere agenti attivi, del poter decidere cosa farne di quello che abbiamo, della nostra storia ma anche della nostra vita attuale e di quello che sogniamo? Permetterci di sognare qualcosa che ci dia significato, che ci dia valore: questo per me è un po' il senso della vita. È un po' il seguire il proprio daimon. Ho letto da poco il libro Il Codice dell'Anima di Hillman: il daimon è un po' l'angelo custode, qualcosa che in qualche modo ci spinge verso quella che è la direzione giusta per noi, che può essere molto diversa rispetto a quella che noi decidiamo di essere in un certo momento.
Serena Malaspina: E ci ridireziona su quella che è la vita che effettivamente è giusta per noi. È quella che poi ci fa sentire allineati, sulla strada giusta. Quindi insomma questo libro per me è stato un viaggio incredibile. È un libro che può servire come specchio per la persona che lo legge: ritrovarsi nella storia di qualcun altro, ritrovarsi anche nelle condivisioni.
Serena Malaspina: A me è successo tantissimo e ora l'ho voluto fare portando la mia storia proprio in questa rielaborazione. Quasi sempre il singolo diventa collettivo, diventa sempre qualcosa di più grande. Quindi spero proprio che in qualche modo possa arrivare a quelle persone che sono in cerca più di domande che di risposte, più di sentire che di capire. Che vogliono diventare loro stesse, imparando a essere al posto di fare.
Serena Malaspina: Disponibile dal 27 di maggio del 2026 su tutte le piattaforme, nelle varie librerie. Sono troppo curiosa di sapere cosa ne pensate. Mi piacerebbe che questo libro fosse solo un punto di partenza per avviare conversazioni su temi che sono importanti per tutti e tutte. L'esperienza umana è universale ed è importante parlarne, per sentirsi parte di qualcosa: non dobbiamo farlo da soli.
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